Sito di Mario Di Pietro




Dove ti trovi: Home >Balbuzie nel bambino





Balbuzie nel bambino


Adattamento italiano a cura della Dott.ssa Simona Bernardini, psicologa, psicoterapeuta.

Cos'è la Balbuzie e quando compare



ERE ItaliaCORSO per

LA GEATIONE della BALBUZIE

con l'utilizzo dell'EDUCAZIONE RAZIONALE EMOTIVA™

Corso per la GESTIONE della BALBUZIE, promosso dall’Associazione ERE-Italia Montegrotto Terme (PD), Hotel Commodore Terme 5 Dicembre 2015 ore 9-13 e 14-18 Conduttori Dr.ssa Simona Bernardini - Dr. Mario Di Pietro Obiettivi:Fornire ai partecipanti strumenti per interventi di prevenzione e di gestione del disagio emotivo dei bambini e degli adolescenti che balbettano. Destinatari: Il corso è indirizzato a psicologi, logopedisti, educatori, insegnanti.

Cos'è la balbuzie
Quando compare la balbuzie
La balbuzie si manifesta sempre in maniera costante?
Come distinguere i bambini che balbettano da quelli che non cronicizzeranno il disturbo?
Il \i genitori possono fare una prima analisi differenziale?
Quali sono i fattori di rischio di cronicizzazione?
Quando intervenire?
In cosa consiste la terapia?
Consigli per i genitori. cosa devo fare se mio figlio balbetta?


Cos'è la Balbuzie


Per l'O.M.S. (1977): "la balbuzie è un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà (trad. a c. dello scrivente). Questa definizione ci fa entrare nel cuore del problema: la balbuzie è caratterizzata da disfluenze ma non tutte le disfluenze sono indici di balbuzie! I prolungamenti e le ripetizioni del parlato del balbuziente sono radicalmente diverse dalle disfluenze del parlante non-balbuziente, simili solo a prima vista. Sono diverse per differenti aspetti: la frequenza di certi tipi di disfluenza (appunto ripetizioni e prolungamenti di parti di parola, che sono molto più frequenti di pause, interiezioni, revisioni di frase), la loro collocazione (più spesso il paziente balbetta all'inizio della frase), la loro durata (prolungamenti udibili e silenti anormalmente lunghi, ripetizioni di foni o sillabe superiori alle due volte per ciascuna unità: "ta-ta-tavolo" invece di "ta-tavolo"), la loro incontrollabilità infatti, anche quando il balbuziente sa esattamente cosa vuole dire può non essere in grado di dirlo, perchè ha perso il controllo sui suoi articolatori (pensiamo al caso, per esempio, del balbuziente che non riesce a dire il suo nome).
La balbuzie è uno dei più complessi disturbi del linguaggio, non è un fenomeno unico ma bensì determinato a diversi livelli da fattori sia fisiologici che psicologici, sia genetici che derivanti da variabili ambientali. Tutte queste concause possono giocare un ruolo importante nella balbuzie e può risultare estremamente difficile determinare a priori quale di queste sia quella prevalente (Coooper e Gregory, 1986).

Quando compare la balbuzie?

L’insorgenza della balbuzie è da collocare tipicamente nella prima infanzia. Secondo Yairi &. Ambrose, per l’85% dei soggetti colpiti da balbuzie l’insorgenza si situa dai 18 ai 42 mesi (in media verso 33 mesi). Questo è un periodo altamente critico per le abilità linguistiche, cognitive e motorie del bambino, poiché sono interessate da un rapido processo di maturazione e sviluppo. Si assiste poi ad una scomparsa virtuale di nuovi casi di balbuzie evolutiva dopo i 12 anni.

La balbuzie si manifesta sempre in maniera costante?

La variabilità è una costante della balbuzie, la maggior parte dei balbuzienti è fluente sul gran parte delle parole e la gravità varia da persona a persona e, all'interno della stessa persona, da situazione a situazione. Un bambino può avere una buona fluenza verbale in una determinata situazione ed incontrare notevoli difficoltà in altre situazioni.

Come distinguere i bambini che balbettano da quelli che non cronicizzeranno il disturbo?

La balbuzie interessa circa l'1% della popolazione mondiale (tasso di prevalenza), senza apparente distinzione di razza o cultura, ma circa il 5% può dire di averne sofferto in qualche misura nel corso della sua vita (tasso d'incidenza). La differenza tra i due tassi è spiegabile con l'alta percentuale di remissione: nei bambini balbuzienti borderline, diagnosticati in base alla presenza di più di 10 disfluenze ogni 100 parole, di cui almeno 3 sono ripetizioni di sillabe o foni (e dove la stessa unità è spesso ripetuta più di due 2 volte) e/o prolungamenti di foni, interessa 3 soggetti su 4 e generalmente avviene a distanza di 12-18 mesi dal momento dell'insorgenza. Questo fenomeno non va confuso con la disfluenza lieve e transitoria (da alcuni autori definita "fisiologica") in cui il bambino produce disfluenze di tipo generalmente diverso dalle ripetizioni e dai prolungamenti di foni, e che, anche quando ripete, ripete di solito una volta sola lo stesso elemento, oscillano tra il 20 e il 30% sul totale dei bambini tra i 2 e i 5 anni (Yairi & Ambrose, 2004). Il bambino sui quattro borderline che non ce la farà a superare il disturbo entro 18 mesi incomincerà a produrre disfluenze con durate sempre più irregolari e variabili, ripetendo più di due volte lo stesso elemento, con segni di tensione muscolare, spesso accompagnate da comportamenti di evitamento o fuga e dalla consapevolezza di difficoltà e sentimenti di frustrazione. In alcuni bambini la vera balbuzie (quella che permane) può manifestarsi improvvisamente in forma anche grave sin dall'inizio della sua insorgenza, cioè senza passare attraverso la balbuzie di tipo borderline. I bambini dimostrano di essere consapevoli di avere delle difficoltà di eloquio già all'età di 3 anni.

Il \i genitori possono fare una prima analisi differenziale?

madrefiglioI genitori possono rispondere a queste 10 semplici domande poste in ordine di gravità del problema. Se un genitore risponde “si” ad almeno 3 domanda oltre alla n°1 questo suggerisce la possibilità che il bambino possa essere balbuziente piuttosto che disfluente.
Il bambino:
- Balbetta da più di un anno senza remissione?
- Ripete parti di parole piuttosto che intere parole o intere frasi?
- Ripete suoni più di una volta ogni 8 / 10 frasi?
- Fa più di due ripetizioni? (Es. -a-a-a-auto invece di a-a-auto).
- Sembra frustrato o imbarazzato quando ha difficoltà con le parole?
- Alza il tono della voce o chiude gli occhi o guarda da un lato o mostra tensioni nel viso quando balbetta?
- Usa parole passe pour tout “cioè, ma, che” o suoni “uh, beh” prima di iniziare una parola?
- Qualche volta si blocca in modo così brusco che non riesce più ad emettere suoni per parecchi secondi quando sta cercando di parlare?
- A volte associa all’evento disfluente, come il blocco, comportamenti non verbali (battere il piede, chiudere gli occhi..) al fine di aiutarsi nel far uscire la parola?
- Rinuncia a parlare, delega altri a parlare al posto suo per paura di balbettare?

Quali sono i fattori di rischio di cronicizzazione della balbuzie?

I fattori di rischio predittivi di una cronicizzazione della balbuzie sono: genere (essere maschio piuttosto che femmina), anamnesi famigliare che rilevi una presenza di balbuzie nei genitori o nei parenti, ritardo nello sviluppo del linguaggio, ritardo fonologico, balbuzie che persiste per 12 o più mesi dal momento dell'insorgenza.

Quando intervenire?

A prescindere dalle ipotesi eziologiche, qualsiasi bambino che ha cominciato a balbettare ha diritto ad essere valutato e monitorato fino al suo recupero spontaneo o al successo del trattamento.

E' importante saper riconoscere questi sintomi in tempo, poiché la ricerca ha stabilito che la prognosi è tanto migliore quanto è minore l'intervallo temporale che separa l'insorgenza della balbuzie dal primo intervento terapeutico (che con particolari modalità può essere eseguito anche in età molto precoce, dai 3 anni di età), anche perché ad aspettare troppo si rischia che la balbuzie si consolidi a tal punto da diventare refrattaria a qualsiasi intervento terapeutico (Starkweather, 1993). Una soluzione di compromesso consiste nel mantenere sotto osservazione il bambino al massimo per un anno dall'insorgenza, sulla base della possibilità di fare prognosi su base probabilistica a partire dal 6° mese.

In cosa consiste la terapia?

La terapia ha come obiettivi quelli di ridurre il numero delle disfluenze emesse (tecniche per aumentare la fluenza e per controllare le disfluenze) e parallelamente di eliminare le condotte di evitamento e fuga e i comportamenti secondari associati all'incorrere del momento disfluente. Imparare con successo a far fronte alla balbuzie vuol dire trovare un giusto equilibrio tra l'essere abili nel modificare la propria fluenza e contemporaneamente le proprie attitudini sulla comunicazione. Per fare ciò il balbuziente deve definire esso stesso un problem-solvers (risolutore di problemi).
Lo scopo della terapia è quello di aiutare il bambino a trovare un giusto equilibrio tra il sentirsi adeguato per quanto riguarda il parlare, la balbuzie, se stesso e diventare abile nel capire e nell'usare le tecniche di modificazione della fluenza al fine di diventare un'efficace comunicatore. Se la fluenza migliora divenendo più facile e naturale in maniera spontanea migliorerà anche la struttura profonda del balbuziente: il suo modo di pensare e i suoi sentimenti. (Kristin A. Chamela, 2001). La terapia della balbuzie è estremamente diversificata a seconda dell'età del bambino e può essere diretta (terapia con il bambino) o indiretta (terapia con la famiglia) o mista(bambino e famiglia).

Consigli per i genitori di figli con balbuzie

madre e figlioSe pensate che vostro figlio\a balbetti cercate di effettuare una precoce valutazione e seguite il più possibile queste 10 regole
La cosa più importante da fare, quando nostro figlio balbetta, è essere noi genitori dei buoni comunicatori in modo da fornire un modello verbale che potrà essere facilmente appreso e riprodotto dal bambino.

Segui queste 10 regole ed esercitati utilizzandole quando parli con tuo figlio\a.

istruzioni 1) Mantieni il contatto oculare con il bambino soprattutto mentre balbetta.
2) Non anticipare il suo pensiero, finendogli le parole\frasi che stà dicendo.
3) Lasciagli tutto il tempo di cui ha bisogno per esprimere il proprio pensiero e non mettergli fretta mentre stà parlando. Non usare espressioni tipo "dai su!" "allora, cosa mi vuoi dire ", "sbrigati"...
4) Fai in modo che il bambino capisca, osservando il tuo comportamento non verbale e le tue espressioni mimiche, che sei interessato a ciò che dice e non a come lo dice.
5) Cerca di parlare con il bambino usando un tono di voce calmo, rilassato e lento.
6) Riduci il numero delle domande che gli poni e sostituiscile con commenti su ciò che il bambino ti ha appena detto. Fai una domanda alla volta e attendi che il bambino ti abbia risposto prima di porgliene un'altra.
7) Non dirgli mentre balbetta frasi del tipo "parla lentamente", "fai un bel respiro", "rilassati, stai tranquillo", "pensa a quello che devi dire prima di parlare", "parla bene", "smettila di balbettare". Questi consigli non sono di aiuto al bambino che balbetta.
8) Quando gli poni delle domande "prendi tempo", restando in silenzio almeno 2 secondi prima di fargli una domanda o prima di rispondere a una sua richiesta, o verbalizzando "vediamo.. stò pensando..". Mantieni sempre il contatto oculare con il bambino. Usa molte pause quando parli, questi momenti di silenzio ridurranno la pressione comunicativa.
9) Rispetta i turni comunicativi, non interromperlo quando parla né sovrapporti con la voce alla sua.
10) Ricordati che è un bambino e che le sue abilità linguistiche sono in continua evoluzione: parlagli usando un linguaggio facile, frasi brevi, non complesse e parole che siano comprensibili per un bambino della sua età.

Soprattutto fai capire al bambino che tu lo accetti e lo rispetti per quello che è indipendentemente dalla sua balbuzie; questo aumenterà la fiducia in sè stesso e l'autoaccettazione del bambino.

Tratto da Florio, P.; Bernardini, S., (2014) Balbuzie assessment e trattamento pg.116-117.Per ulteriori informazioni contattare la Dott.ssa Simona Bernardini, psicologa, psicoterapeuta: simonabernardini.psic@gmail.com 

Torna all'indice