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mutismo-selettivo-nascondersiCOME AIUTARE IL VOSTRO BAMBINO AFFETTO

DA MUTISMO SELETTIVO

(M. Di Pietro)


La scuola è il luogo principale per

intervenire terapeuticamente.


È importante cercare di ottenere anche la collaborazione di uno o due genitori di altri bambini con cui vostro figlio ha più familiarità.
Il genitore dovrebbe recarsi a scuola 2-3 volte la settimana e fermarsi alla fine della lezione per circa 15 minuti a parlare e giocare col bambino. Inizialmente genitore e bambino staranno in un luogo esterno all’aula da soli, poi potrà essere inserito anche un altro bambino (senza il genitore di quest’ultimo). Il genitore potrà farsi mostrare qualche lavoretto fatto durante la giornata a scuola e potrà fare qualche gioco col bambino e il suo amico.
Quando il bambino comunicherà verbalmente anche con l’amico, gli incontri si sposteranno nell’aula (sempre alla fine delle lezioni), prima solo il bambino e la mamma, successivamente anche con l’amico.

Come l’insegnante può aiutare il bambino con mutismo selettivo.


- Evitare di fargli pressione perché parli e di mostrarsi preoccupati perché non parla, altrimenti l’ansia del bambino aumenterà. Evitare di usare in presenza del bambino il termina parlare.
- Spiegare al bambino che ci sono altri bambini che trovano difficile parlare ad altre persone, ma che sono ugualmente dei bravi bambini e che col tempo superano il problema.
- Una volta dato questo messaggio evitare di discutere con lui sul mutismo selettivo, a meno che non sia lui a fare domande.
- Coinvolgere il bambino in attività in cui viene coinvolto con altri bambini senza parlare, ma dando ugualmente il suo contributo attraverso il comportamento.
- Abituare gradualmente il bambino a essere al centro dell’attenzione dei compagni in giochi non verbali, ad esempio il gioco del mimo.
- Utilizzare appositi giochi di gruppo che prevedono il bisbiglio e successivamente giochi in cui è necessario utilizzare una sola parola. Chiedere se il bambino ha voglia di partecipare, senza forzarlo.
- Qualora non volesse partecipare, inserire il bambino in un altra un’attività di gioco non verbale con un altro piccolo gruppo di compagni.
- Utilizzare un eventuale mediatore verbale.
- Qualora il bambino dovesse parlare spontaneamente evitare assolutamente di lodarlo con eccessiva enfasi, perché questo lo metterebbe in imbarazzo.

Incrementare i contatti con altri bambini a casa propria.

Invitare ogni tanto un compagno di classe a casa propria. Non importa se inizialmente non parla con questo suo amico, l’importante è che riesca a comunicare in modo non verbale e che si diverta a giocare con questo amico.
Il genitore potrà pianificare qualcosa di piacevole, qualche gioco organizzato, una merenda con qualche dolcetto, ecc. Evitare che si mettano a guardare la TV. Può essere utile far partecipare anche la sorella.
Quando il bambino comincia a parlare a casa con l’amico, si può invitare anche un altro amico che sia simpatico a entrambi.
Predisporre un gioco che implica pronunciare a turno una parola, ad esempio lanciarsi una palla contando ad alta voce.

Incrementare l’uso del telefono.   

Inizialmente il bambino potrà telefonare a persone con cui parla normalmente senza difficoltà, poi gli si potrà proporre di provare a parlare con un amico, suggerendogli cosa potrebbe essergli chiesto.

Usare un piccolo registratore (un lettore MP3 o il telefonino).

Inizialmente si potrà fare col bambino qualche gioco in casa in cui lui registra la sua voce. Quando si è abituato ad ascoltare la sua voce registrata gli si potrà proporre di registrare qualche filastrocca o poesia imparata a scuola per farla ascoltare alla maestra non in presenza di altri bambini, a meno che al bambino non faccia piacere che ascoltino anche altri compagni. Se rifiuta non insistere.
Si può proporre al bambino di cantare una canzone e di registrarla per poi farla ascoltare a un suo amico quando verrà a trovarlo.

Per informazioni sul trattamento


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