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La Terapia Comportamentale Razionale Emotiva con gli adolescenti


teenegerQuando si lavora con gli adolescenti, spesso accade che essi manifestino un atteggiamento indeciso e ambivalente nei confronti dell’intervento psicoterapeutico. Ciò si nota quando, ad esempio, riferiscono di non essere sicuri di riuscire a venire regolarmente agli appuntamenti o quando riferiscono un problema, ma tendono a minimizzarlo. In questo caso è bene che il terapeuta cerchi di attenuare il disagio del ragazzo lasciandogli spazio per riflettere, in modo che egli possa sentirsi libero di effettuare le sue scelte, cercando, nel contempo, di far sì che la decisione di abbandonare il trattamento diventi la meno probabile.

Talvolta è necessario che il terapeuta lavori lentamente e con estrema pazienza per poter a gestire con successo l'ansia iniziale del suo giovane paziente e gettare le basi dell’intervento. Cambiare gli atteggiamenti disfunzionali di un adolescente è spesso una grande sfida…

Con i ragazzi più grandi è bene accertarsi che non siano stati portati dal terapeuta contro la loro volontà e che non accettino l’intervento solo perché costretti o per accondiscendere il genitore. In questi casi è bene avere un colloquio con l’adolescente ancor prima di ascoltare i genitori, dimostrando così che si intende dare la priorità al ragazzo.

Se l’adolescente è stato sottoposto ad altri tipi di trattamento incompatibili con la REBT (soprattutto di tipo psicanalitico), lasciare che passi un periodo di “disintossicazione” prima di iniziare l’intervento, a meno che le condizioni del ragazzo non richiedano una certa urgenza.
Per la costruzione di un rapporto terapeutico con l’adolescente è particolarmente utile creare un’atmosfera in cui il giovane paziente si senta libero di parlare dei suoi problemi personali più intimi e delle sue difficoltà. Questo di solito implica che egli sia in grado di comunicare i propri pensieri, le proprie fantasie, i propri sentimenti. Poiché per gli adolescenti questo risulta particolarmente difficile, è importante che l terapeuta possieda le qualità di empatia, calore e un atteggiamento non giudicante. E’ bene ricordare che sebbene la costruzione del rapporto non sia la terapia, esso è certamente un utile strumento per avviare una terapia efficace.

Cambiare gli atteggiamenti disfunzionali di un adolescente è una grande sfida a causa del suo spirito di ribellione e della sfiducia che egli nutre nei confronti dell’adulto. Il processo che porta al riconoscimento, alla messa in discussione e alla correzione delle idee irrazionali è un compito particolarmente arduo con gli adolescenti. In gran parte tale difficoltà è dovuta al fatto che l’adolescente è ancora un principiante nell’uso del pensiero astratto, in quanto spesso ha appena raggiunto quello che secondo lo schema dello sviluppo cognitivo proposto da Piaget è lo stadio delle operazioni formali. Per questo è necessario usare un linguaggio semplice, essere brevi e concreti e far ricorso anche ad ausili di tipo visivo.
Vediamo adesso alcuni passaggi fondamentali del percorso terapeutico con l’adolescente secondo la prospettiva razionale emotiva.
Semplificare l’ABC delle emozioni ed usarlo con cautela.
Con molti adolescenti è meglio evitare di insegnare in modo formale l’ABC: ne hanno abbastanza di ricevere insegnamenti e non vogliono certo prendere anche lezioni di psicologia.
Affrontare e discutere i concetti di “terribile”, “orrendo”, “tremendo”.
Una volta che tali modalità di pensiero siano state individuate nel sistema di convinzioni dell’adolescente, il terapeuta cercherà di renderlo consapevole della sua tendenza a trasformare le delusioni in disastro. Gli si farà capire perché tale modo di pensare è irrealistico e quale potrebbe essere una prospettiva più adeguata.
Affrontare e discutere le pretese assolute o “doverizzazioni”.
E’ tipico per gli adolescenti pensare che le cose debbano andare come vogliono loro o che gli altri debbano agire sempre come loro pretendono. I desideri vengono da loro trasformati in esigenze indispensabili o estreme necessità. E’ inutile quindi portare il ragazzo a rendersi conto che il “deve” equivale ad una legge inderogabile e che certi suoi problemi derivano dal fatto di attenersi rigidamente a queste sue leggi (ricordare l’utilità di fare ricorso ad un uso strategico dell’umorismo).
Attaccare la filosofia del “non posso sopportare”.
La tendenza a giudicare eventi o persone come insopportabili è un tipico modo di pensare irrazionale endemico durante l’età adolescenziale. Per portare il ragazzo a superare questo atteggiamento sarà utile guidarlo verso la consapevolezza che, nella maggior parte dei casi, persone ed eventi potranno essere sgradevoli ma pur sempre sopportabili.
Insegnare l’accettazione di sé, l’accettazione degli altri, l’accettazione della vita.
L’accettazione è uno dei principi della REBT più difficili da trasmettere all’adolescente. Egli infatti si fa un’immagine di sé e degli altri molto rigida e questo lo porta da una parte ad avere una bassa autostima e dall’altra a manifestare un atteggiamento di rifiuto verso chi infrange alcune delle sue pretese assolute. Ma l’aspetto dell’accettazione più difficile da far comprendere ad un adolescente è l’accettazione della vita e delle avversità in essa presenti. Spesso è opportuno non affrontare questo aspetto fino quando l’adolescente non avrà superato alcuni dei suoi atteggiamenti più rigidi.
Correggere la percezione errata della realtà.
Specialmente nell’ambito dei rapporti con i coetanei è facile che l’adolescente effettui descrizioni inaccurate di quanto succede e tragga conclusioni errate. Quando la realtà è percepita in modo esatto il problema può derivare da una valutazione errata ed eccessivamente negativa di quanto è stato percepito. In questo caso sarà necessario dirigere l’intervento verso la correzione di tale valutazione della realtà.

Lo scopo principale della REBT è la soluzione dei problemi emotivi e comportamentali e ciò viene conseguito convincendo il paziente a mettere in pratica nelle situazioni concrete quanto ha appreso durante le sedute.
Gli adolescenti sono di solito riluttanti a dedicarsi a qualche compito che non porti a risultati immediati. E’ meglio quindi che il terapeuta abbia aspettative realistiche riguardo al ragazzo.
Alcune tattiche utili per incoraggiare la soluzione razionale dei problemi possono essere:


Nel concludere queste brevi note è opportuno accennare al coinvolgimento dei genitori nel processo terapeutico. L’esperienza clinica conferma il fatto che il lavoro sull’adolescente procede in modo più spedito e i risultati sono più consistenti quando viene fornita una consulenza anche ai genitori. Le famiglie che vengono istruite nei principi della REBT possono infatti rafforzare i cambiamenti ottenuti nel ragazzo mettendo in pratica a casa questi principi. Un altro effetto positivo che si ottiene dal coinvolgimento dei genitori è il superamento di certi loro atteggiamenti disfunzionali  che si erano manifestati come reazione ai problemi del figlio. Si ottiene così un’estensione anche ai genitori di una condizione di maggior benessere che non potrà che facilitare il superamento dei problemi dell’adolescente.