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Basi teoriche dell'Educazione Razionale Emotiva


Mario Di Pietro



basi teoriche A prima vista può sembrare in antitesi l’accostamento di questi termini che, per condizionamento culturale, siamo soliti considerare con significato quasi contrapposto: da una parte la mente razionale, dall'altra la dimensione emotiva.. Ciò porta ad assumere una posizione dualistica per cui mente, o meglio cognizioni, ed emozioni vengono considerate due aspetti separati del funzionamento umano.

In realtà è stato ormai ampiamente dimostrato che mente ed emotività non sono dimensioni separate, contrapposte. Anzi, il nostro modo di sentirci, di reagire emotivamente è la diretta conseguenza di come noi interpretiamo e valutiamo la nostra esperienza. Se vogliamo essere precisi questo concetto era già stato evidenziato molti secoli addietro da alcuni filosofi, soprattutto nell’ambito dello stoicismo. Nel'Enchiridion di Epitteto troviamo la famosa massima che è diventata una sorta di slogan della psicologia cognitivo-comportamentale: "L'uomo è turbato non tanto dalle cose, ma da ciò che egli pensa sulle cose".

Il termine Educazione Razionale-Emotiva sta a indicare che possiamo educare il bambino (ma anche gli adulti spesso hanno bisogno di rieducazione) a trasformare le proprie emozioni disfunzionali imparando ad usare in modo costruttivo la propria capacità di pensare razionalmente. Si tratta di un’estensione in ambito educativo di alcune procedure che sono state elaborate in un primo tempo in un contesto psicoterapeutico all’interno della Terapia Comportamentale Razionale Emotiva (REBT, dalla denominazione inglese Rational Emotive Behavior Therapy).

La REBT, ideata dallo psicologo statunitense Albert Ellis alla fine degli anni cinquanta, è stato uno degli indirizzi psicoterapeutici che ha gettato le basi della moderna prospettiva cognitivo-comportamentale.

La REBT ha dato ottimi risultati nel trattamento di vari disturbi psicologici e nel corso degli anni è andata sviluppandosi non solo come prassi psicoterapeutica, ma anche come una procedura di "auto-aiuto" e di "autotrasformazione" o, se vogliamo usare un termine adesso molto in voga, di "crescita personale". Questo è uno degli obiettivi anche dell 'Educazione Razionale-Emotiva, che si rivolge soprattutto a bambini e adolescenti che non abbiano ancora sviluppato gravi disturbi psicologici, per cui è attuabile in un contesto scolastico come strategia avente finalità preventive. In molti casi può essere d’aiuto anche qualora siano già insorte problematiche emotive, purché non ancora strutturate secondo un quadro psicopatologico vero e proprio.

Mi soffermerò adesso sui principali meccanismi cognitivi che influenzano l’insorgere di stati emotivi disfunzionali. Per quanto riguarda la classificazione dei processi cognitivi la R.E.B.T. distingue queste tre categorie:
a) Processi cognitivi di tipo descrittivo. Si riferiscono al modo in cui l’individuo percepisce e descrive la realtà.
b) Processi cognitivi di tipo inferenziale (o interpretativo). Si riferiscono al modo in cui l'individuo interpreta la realtà percepita.
c) Processi cognitivi di tipo valutativo. Si riferiscono al modo in cui l'individuo giudica o valuta ciò che ha interpretato.

Un esempio potrà chiarire meglio queste definizioni. Supponiamo che Francesco, un bambino di quinta elementare, sia in ansia dopo aver constatato di essersi dimenticato a casa il quaderno dei compiti di matematica. La prima cosa che verrà in mente a Francesco sarà probabilmente un pensiero del tipo "Accidenti ho dimenticato a casa il quaderno!" (processo descrittivo).
Successivamente Francesco potrebbe pensare: "La maestra crederà che non ho fatto i compiti e mi rimprovererà" (processo inferenziale o interpretativo). Infine Francesco potrebbe essere convinto che "E' una cosa terribile essere rimproverati dalla maestra" (processo di tipo valutativo, cioè il giudizio dato a ciò che è stato inferito).
Secondo la REBT il disagio emotivo deriva da errori che possono essersi verificati in ciascuna delle tre categorie di processi cognitivi. Diversamente però da altri tipi di terapia cognitivo-comportamentale, la RET considera maggiormente rilevanti gli errori contenuti a livello di valutazioni e giudizi e ritiene che una soluzione stabile e definitiva del problema avviene operando una ristrutturazione cognitiva in questa terza categoria di processi cognitivi.
Già all'inizio della sua elaborazione teorica Ellis aveva individuato alcuni dei più ricorrenti errori di valutazione della realtà e li aveva riassunti in questo elenco di convinzioni irrazionali:
1. Si deve essere sempre amati o apprezzati da tutte le persone significative.
2. Si deve essere sempre bravi e competenti per essere considerati degni di valore.
3. Certe persone sono completamente negative, malvagie e meritano di essere severamente condannate e punite.
4. É terribile e catastrofico se le cose non vanno come vogliamo.
5. La sofferenza umana dipende solo da cause esterne e non possiamo fare nulla per controllare o cambiare le nostre emozioni.
6. Se qualcosa è o può essere pericoloso bisogna preoccuparsene enormemente e pensarci in continuazione.
7. É meglio evitare certe difficoltà piuttosto che affrontarle.
8. Bisogna per forza dipendere dagli altri e avere qualcuno di più forte su cui contare.
9. Ciò che ci è accaduto in passato continuerà ad influenzare per sempre la nostra vita.
10. Dobbiamo sconvolgerci enormemente per i problemi e i disturbi degli altri.
11. Ci deve essere sempre una soluzione giusta e perfetta per qualsiasi problema ed è una cosa orribile non riuscire a trovarla.

Successivamente Ellis si rese conto che era possibile considerare tutte le convinzioni irrazionali come derivate da, o subordinate a, tre DOVERIZZAZIONI DI BASE:

Doverizzazioni su se stessi ("Io devo agire bene ed essere approvato da tutte le persone per me significative, altrimenti sono completamente un incapace e ciò è terribile");

Doverizzazioni sugli altri ("Gli altri devono trattarmi bene ed agire come io penso che debbano assolutamente agire, altrimenti sono delle carogne, dei mascalzoni e meritano di pagarla");

Doverizzazioni sulle condizioni di vita ("Le cose che mi succedono devono essere proprio come io pretendo che siano e tutto deve essere facile e gradevole, altrimenti la vita è insopportabile").

Da queste principali convinzioni irrazionali doverizzanti possono scaturire altre categorie di pensieri irrazionali (dette appunto derivative). Esso sono:
PENSIERO CATASTROFICO. Consiste nell’esagerare oltremodo l’aspetto spiacevole o doloroso di certi eventi. Tipici esempi sono: "Se sbagliassi o prendessi un brutto voto sarebbe terribile", "É orribile essere criticati".
INTOLLERANZA, INSOPPORTABILITÁ. Si tratta di pensieri che denotano una bassa tolleranza alla frustrazione. Consistono nel ritenere che certi eventi obiettivamente spiacevoli non possono essere sopportati, ad esempio: "Non posso sopportare di fare quello che non mi piace", "É insopportabile avere così tanti compiti da fare", "Non posso tollerare di essere preso in giro".
SVALUTAZIONE GLOBALE DI SÉ O DEGLI ALTRI. Consiste nel ritenere che poiché non si è riusciti bene in qualcosa, allora siamo un fallimento totale. Oppure la svalutazione globale può essere rivolta agli altri, ritenendo che poiché uno o più aspetti del comportamento di una persona sono negativi, allora l’intera persona è negativa. Esempi di entrambi i tipi di svalutazione globale potrebbero essere: "Sono così stupido e incompetente", "Sono un elemento senza speranza", "É una vera carogna", "La mia insegnante è completamente pazza".
INDISPENSABILITÀ, BISOGNI ASSOLUTI. É un modo di pensare che ci porta erroneamente a considerare indispensabile ciò che è desiderabile, auspicabile, utile, ma di cui possiamo anche fare a meno, pur con qualche inconveniente. Con questa forma di pensiero trasformiamo certi eventi, certe persone o certi oggetti in un sine qua non per la nostra felicità. É come se dicessimo "Posso essere felice solo se avrò questo", ma così facendo ci costruiamo la nostra stessa infelicità. In molti casi ciò che consideriamo indispensabile sono l’approvazione, la stima, l’affetto, l’amicizia. Ad esempio: "E’ indispensabile essere apprezzato da tutti i miei amici", "Non potrei andare avanti se non avessi l’affetto di certe persone", "É indispensabile che i miei insegnanti riconoscano e apprezzino il lavoro fatto".